
Non fingiamo di fingere nasce da Se questo fosse uno spettacolo di Almir Imširević, un testo ambientato a Sarajevo durante l’assedio: un tempo di guerra, in una città in cui anche salire su un tram è un atto rischioso, tanto da poter diventare definitivo.
Il fatto da cui si parte è terribile quanto semplice: un cecchino spara contro un civile su un tram. Da lì prende avvio un’inchiesta. O forse una ricostruzione. O forse un tentativo disperato di capire come si possa raccontare una cosa simile senza spettacolarizzarla.
Al centro c’è Ishak. Attorno a lui, nove inquirenti: non un solo interrogatore, ma un inquirente moltiplicato, diviso, frantumato in nove presenze diverse. Nove modi di fare domande, di cercare una verità, di esplorarla o di girarle intorno.
Sul banco dei testimoni compare una girandola di personaggi legati a Ishak, ognuno chiamato a raccontare il proprio punto di vista sulla vicenda. Le loro testimonianze compongono uno spaccato della società postbellica bosniaca brutale e ridicolo insieme: un mondo in cui il dolore viene evitato, spostato, ridicolizzato, fino a scivolare nel grottesco. Perché anche davanti all’orrore, a volte, l’essere umano continua a inciampare nel comico. Ride dove non dovrebbe. O forse ride perché non sa più dove mettere il dolore.
Alle spalle di queste testimonianze si sviluppa un controscena costante: scene mute, azioni fisiche, frammenti visivi che cambiano linguaggio di volta in volta, seguendo lo stile, il tono e la temperatura emotiva di chi sta parlando. A tratti il controscena è realistico, a tratti simbolico; può diventare meccanismo, ricordo, farsa, incubo, routine quotidiana o quadro sospeso. Non illustra semplicemente ciò che viene detto: lo contraddice, lo deforma, lo completa. Come se dietro ogni testimonianza ci fosse sempre un’altra scena, muta, più difficile da controllare.
Eppure, sotto la guerra, sotto il colpo, sotto il tram, sotto l’inchiesta, c’è un desiderio quasi ostinato: non parlare di guerra. Parlare invece di una vita. Di una storia d’amore. Di qualcosa che con la guerra non dovrebbe avere nulla a che fare. Una storia privata, fragile, perfino comica nei suoi inciampi, che prova a esistere mentre la Storia, quella con la maiuscola, pretende di prendersi tutto lo spazio.
Lo spettacolo si muove proprio dentro questa contraddizione: vorrebbe raccontare la guerra, ma l’amore irrompe di continuo; vorrebbe parlare d’amore, ma non riesce a evitare la guerra; vorrebbe far finta che tutto questo sia solo teatro, ma non può permettersi fino in fondo questa comodità.
Non fingiamo di fingere è uno spettacolo sulla vita che continua a cercare una forma anche quando tutto intorno sembra volerla ridurre a bersaglio. Ed è anche uno spettacolo sull’ironia: non come leggerezza, ma come arma di difesa umana contro la brutalità del mondo.
A cura di Paolo Fronticelli
Cast Sonia Baldazzi, Graziella Conti, Mamadou Oury Diallo, Elisa Fogacci, Elisabetta Lazzari, Giorgia Morselli, Sara Poci, Ildeina Rrapaj, Riccardo Sanguorgi, Anna Sbisa
Grazie a Lisa Mazzotti
INTERO: € 8,00
RIDOTTO 6-11 anni: € 5,00
OMAGGIO 0-5 anni
ALLIEVO/A ITC STUDIO: € 1,00
ITC Teatro, Via Rimembranze 26, San Lazzaro di Savena (BO)
2024 - Teatro dell'Argine Società Cooperativa Sociale
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