Il balcone di Giulietta Teatro  -  2003

Locandina

Una coproduzione Teatro dell'Argine e OTE - Le Saracinesche

con Riccardo Broccoli, Benedetta Carmignani, Lorenzo Cimmino, Giulia Franzaresi, Gal Hirsch,
Alvaro Maccioni, Giovanni Malaguti, Carlo Massari, Francesco Massari, Emiliano Minoccheri,
Massimiliano Musto, Luana Pavani, Frida Zerbinati

scene: Luana Pavani
aiuto scenografo: Carlo Massari
macchine sceniche: Giorgio Bonora, Giovanni Malaguti, Massimiliano Musto
maschere: Giulia Franzaresi e Frida Zerbinati
costumi: Cristina Gamberini
musiche: Emiliano Minoccheri

testo e regia: Pietro Floridia

Spettacolo Finalista Premio Scenario 2003 - Menzione Speciale della Giuria

Lo spettacolo

Romeo e Giulietta è forse, tra le "storie" teatrali, una delle più note. Adatta dunque per riflettere su quello che spesso si cela dietro le vicende e i protagonisti che libri di storia e giornali ci riportano. La versione di Romeo e Giulietta passata alla "Storia", quella teatrale beninteso, ci racconta di una faida tra due famiglie per colpa della quale, complice il fato, si spezzano svariate giovani vite. E se invece tale faida non fosse altro che una messa in scena architettata dai vecchi capifamiglia, detentori del potere, allo scopo di imbrigliare le forze in ascesa, giovani e servitori? E, dietro alle "vite illustri", quante vite anonime ci sono? Quante sono le vite che, grazie al loro oscuro e faticoso lavoro, rendono possibile alle altre di brillare? Partendo da queste domande abbiamo riraccontato la vicenda degli amanti veronesi dal punto di vista dei loro servi, quelli che il balcone di Giulietta lo hanno costruito, quelli caduti negli scontri a fianco di Tebaldo o di Mercuzio ma di cui nessuno sa niente, quelli licenziati e finiti per fame a "spacciare" veleni letali, quelli, insomma, che fanno il lavoro sporco che nessun altro vuole fare.
(Pietro Floridia)  

Maschere e bambole
I personaggi noti della vicenda, Romeo e Giulietta, ma pure Tebaldo, Mercuzio, Capuleti sono enormi bambole-spaventapasseri mosse dai servitori tramite bastoni di legno. Ne nascono giochi fisici molto interessanti dal momento che chi a parole comanda in realtà dipende totalmente nel muoversi da chi gli è sottoposto. L'intento è quello di innescare una riflessione sui reali rapporti di potere tra burattino e burattinaio, tra vittima e carnefice, tentando di indagare quella "zona grigia" in cui la vittima si fa complice del carnefice stesso, in cui il potere si fonda anche sul desiderio di sottomissione di chi riceve gli ordini, per arrivare infine a domandarsi quanto il potere risieda nella reale forza di chi lo detiene e quanto invece nell'immagine che chi ubbidisce si fa di chi domina 

Scenografia
Dal punto di vista scenografico abbiamo tentato di mettere in piedi uno spettacolo dal forte impatto visivo, in una continua oscillazione tra scenari di sogno e macchinari di inferno.
A guidarci l'idea di ricreare i rapporti di forza tra il mondo di chi domina (ovvero sia il nostro) e quello di chi sta sotto, tramite la relazione reale tra attori e scenografia. Scenografia composta quasi esclusivamente da assi da cantiere, scale di ferro e ruote di bicicletta. Scenografia mossa in continuazione dagli attori stessi, nel tentativo di dare conto della costante fatica di chi ha il mondo del benessere letteralmente sulle sue spalle, di chi costantemente rischia di essere schiacciato, soffocato, mutilato per le condizioni di lavoro in cui opera, di chi costruisce quello che noi useremo e distruggeremo. Scenografia infine, su cui la forza inesauribile del gruppo di lavoratori-attori alla fine avrà la meglio in una significazione non solo estetica ma anche politica. 

Lingua
La lingua su cui abbiamo lavorato è un impasto di espressioni dialettali e di vocaboli immaginari.
È una lingua volutamente deformata, materica, spesso greve che, al pari dei metalli delle torride fucine in cui si muovono i nostri servitori, viene piegata e plasmata a colpi di martello dagli attori.
Altre volte invece è portatrice dell'ingenuità, dei giochi di parole, degli errori propri dell'infanzia, età dentro cui i protagonisti sembrano imprigionati.
Anche in ragione del modello di riferimento, abbiamo alternato la prosa ai versi, passando da questa a quelli non solo laddove lo stato d'animo del personaggio si innalza verso sfere emotive o speculative più elevate, ma anche a seconda che a parlare sia un personaggio nobile oppure uno nostri servitori.

Il testo

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Le Saracinesche

La compagnia Le Saracinesche - Ozzano Teatro Ensemble è composta da una quindicina di giovani attori. Tra di loro diversi sono pure musicisti, altri invece hanno una formazione legata alle arti figurative e alla scenografia.
È nata nel 1997 da un laboratorio teatrale con finalità soprattutto sociali, effettuato dall’ITC Teatro di San Lazzaro presso un centro giovanile di Ozzano, e finanziato da fondi del Ministero degli Interni per la prevenzione alla tossicodipendenza e sotto la direzione di Pietro Floridia.
Ha dedicato i primi anni di attività soprattutto allo studio utilizzando prevalentemente Shakespeare non solo come palestra di apprendimento della recitazione ma anche per approfondire certe tematiche legate all’indagine e alla denuncia dei meccanismi del potere.
Come modalità di lavoro, gli spettacoli nascono da un’attività laboratoriale di circa un anno che si conclude solitamente con una messa in scena estiva. Questo è stato anche imposto dal fatto che, non essendoci ad Ozzano alcuna sala teatrale, spesso si è dovuto attendere la chiusura estiva delle scuole per potere trasformare le palestre in teatri. Da un paio d’anni ha però ottenuto come sala prove un ex negozio di ben 40 metri quadrati; in compenso, dotato di due pesantissime saracinesche, il cui sollevamento rappresenta, ogni volta, una dimostrazione della voglia di fare teatro (questo atto, tra il simbolico e il faticoso, ha dato il nome alla compagnia).
Nel corso degli anni, anche grazie a seminari di professionisti, sempre di più si è cercato di arrivare ad una figura di attore consapevole non solo dei problemi della recitazione, ma anche di altri aspetti che sottostanno alla creazione di uno spettacolo. Ecco che quindi, le ultime prove hanno visto gli attori impegnati anche nell’elaborazione o nell’adattamento del testo, nella creazione delle scenografie e delle musiche. Ma soprattutto, è cresciuta moltissimo la necessità di pensare e di inserire il proprio fare teatro dentro un determinato contesto sociale o politico, ovvero la necessità di esplorare collettivamente, tramite il teatro, il mondo in cui si vive.

Il premio

La Giuria del Premio Scenario 2003 ha assegnato a "Il Balcone di Giulietta" una menzione speciale con la seguente motivazione:
"Per la coralità e la genialità inventiva della macchina scenografica di un ampio gruppo di attori-autori capaci di lavorare coralmente facendo del proprio teatro luogo di aggregazione e di ricerca originale e lasciando intravedere una nuova attualità del teatro popolare e politico".

 

 

Le foto

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Il video

Le recensioni

"Uno spettacolo ricco di intelligenti soluzioni sceniche, una drammaturgia originale e ben costruita, una coralità densa e rara, un'energia prorompente, il coraggio della commozione mescolata ai più sciocchi giochi di parola, un insieme di soluzioni sceniche fitte, veloci, sempre motivate."
Valeria Ottolenghi - Gazzetta di Parma

"Nati schiavi e cresciuti oppressi, gli straordinari interpreti di Il Balcone di Giulietta perpetrano la condizione artistica dei propri personaggi subordinandosi al palcoscenico e sottomettendosi alla manovalanza scenografica, per regalare a questo spettacolo la magia di una macchina attoriale a sedici teste che li riscatta con soluzione di sorprendente intensità teatrale."
Francesco Farina - Corriere della Sera ed. Mezzogiorno

"Uno spettacolo veramente denso, ma allo stesso tempo brillante, che sa essere divertente, linguisticamente efficace e puntualmente costruito."
Elisa de Portu - Flash Teatro

"Uno spettacolo corale, giovane, in certi momenti entusiasmante (...) Una scarica di bella energia e una ricerca della radice popolare, politica, comunicativa del teatro".
Massimo Marino - L’Unità

"la rappresentazione avvince per l'inesausto movimento che la caratterizza, per l'amalgama di suoni, musica e parole, per l'energia profusa dagli interpreti occupati a trasformare a vista e secondo necessità una enorme ed affascinante macchina scenica in ferro e legno da loro stessi costruita"
Nicola Viesti - Corriere della Sera ed. Mezzogiorno

"Ciò che colpisce profondamente è la potenza della realizzazione scenica. Geniale la scenografia: con materiali poveri si da l'immagine perfetta di un'officina, che poi diventa un veliero, poi un balcone dove Giulietta vola davvero, ...infine è eccellente il livello della recitazione: una dozzina di giovani, si spendono con energia , efficacia e generosità non comuni."
Patrizia Baruzzi - La Parola
 

La scheda tecnica

La durata dello spettacolo è di 90 minuti senza intervallo.
Spazio minimo richiesto 9 mt x 7 mt con un'altezza di minimo 5 mt

Fonica
2 Lettore CD
Eventuali microfoni (in caso di spettacolo all'aperto)
Amplificazione adeguata allo spazio

Luci
8 basi da terra per pc
18 pc da 1 Kw completi di bandiere e porta gelatine
4 dominio 1 Kw completi di porta gelatine
Mixer luci 24 ch doppia scena
4 Dimmer 6 Ch x 2,5 Kw
Caveria varia

 

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