La Terra vista dalla Luna Teatro  -  2015

Locandina

Uno spettacolo del Teatro dell’Argine
 
di Vincenzo Picone
con Micaela Casalboni, Paride Cicirello, Giulia Franzaresi, Silvia Lamboglia, Gian Marco Pellecchia
testi Nicola Bonazzi, Azzurra D’Agostino, Patrick Fogli, Milena Magnani, Vincenzo Picone, Valerio Varesi
drammaturgia Nicola Bonazzi e Vincenzo Picone
make up maschere Laura Soprani
scene Mario Fontanini
video Simon Barletti
aiuto regia Mattia De Luca e Teresa Vila
regia Vincenzo Picone
 
foto di Luciano Paselli
 
Debutto venerdì 4 dicembre 2015 ore 21.00
presso ITC Teatro, San Lazzaro di Savena (BO)

Lo spettacolo

Alla radio annunciano l’arrivo di un’imminente eclissi di Luna.  
Sulla Terra tutto procede alla perfezione.
In uno spazio semi deserto, rassomigliante ad una lavanderia, si muovono lentamente e silenziosamente cinque vecchi, che ascoltano ignari e inconsapevoli il flusso continuo di notizie.
Un oblò di una lavatrice si illumina, un cortocircuito svela qualcosa dall’altra parte dello sportello: è la faccia nascosta della terra che si mostra agli increduli, attempati personaggi, inconsapevoli seleniti.
La stasi di queste rocce lunari viene interrotta da un'interferenza televisiva, il frammento di una pubblicità; e così si sbattono le palpebre, si ammicca, si aprono gli occhi, per la prima volta si avverte lo scorrere del tempo, sbirciando dall'altro lato dell'oblò, l’infinitamente piccolo.
Notizie reali e storie vissute iniziano a susseguirsi caoticamente in una serie di quadri grotteschi e surreali che diventano, di volta in volta, specchio distorto, e per questo veritiero, della realtà.
Le diverse situazioni che si presentano ai cinque personaggi attoniti, in preda ad un disperato tentativo di mettere ordine e di capire il meccanismo di quella strana lavanderia, corrispondono a categorie umane inevitabilmente rilette, dal loro sguardo cosmico, in chiave astronomica; i rapporti amorosi corrispondono alle leggi che regolano le distanze tra le galassie così come le leggi complesse dell’entropia trovano un corrispettivo umano nella crisi sociale.
Come uno specchio la Luna riflette, distorti, vizi e virtù dell’umanità; al suo sguardo tutto sembra avere la stessa importanza e tutto sembra reclamare la stessa necessità: una  consapevolezza della nostra irrisoria esistenza che può, forse, mostrarci la bellezza di un mondo con le sue umane, troppo umane storie, anche nell’attesa di un’eclissi all’interno di una banale lavanderia.
Dalla Luna, dallo sguardo dei cinque vecchi, tutto apparirà divertente ed assurdo, e porterà con sé un piccolo riverbero, un eco, un certo senso del ritmo. . .   

La Terra vista dalla Luna – titolo di pasoliniana memoria – è innanzitutto un necessario cambiamento di prospettiva che nasce dall’osservazione e la raccolta di articoli di cronaca e di attualità – tanto surreali da sembrare irreali – riscritti e riletti attraverso la penna di cinque scrittori  che si sono confrontati con la nostra contemporaneità.
La drammaturgia collettiva e il coinvolgimento di autori diversi, anche non specificatamente teatrali, sta alla base di uno spettacolo che è anche un progetto culturale più ampio; la necessità di riflettere sul presente partendo dalla Luna e dallo sguardo di diversi scrittori porterà in seguito al coinvolgimento diretto, nell’ideazione e nella riscrittura drammaturgica, della città e degli spettatori stessi, che reinventeranno una loro Terra vista dalla Luna.  

 

Le premesse

La Luna innanzitutto è un cambio di prospettiva.
Guardare il mondo da lontano, nella sua piccolezza e inutile finitezza ci permette allo stesso tempo di riconoscerne la bellezza; in un racconto di Stefano Benni un povero diavolo sbattuto sulla terra non si capacità di come gli uomini non riescano a capire di come la loro contingenza gli permetta di avere e godere di una tensione all’eternità.
Per queste ragioni il riferimento filosofico che sottende a tutto il lavoro non può che essere lo sguardo disilluso e nello stesso tempo pieno di amore di Giacomo Leopardi, non a caso grande amante della Luna, come massima espressione di un monito per l’umanità: dall’accettazione della banalità e futilità delle cose umane può nascere l’amore per la bellezza del mondo. Se la Luna è un punto di vista lontano, distante e distaccato, le cose umane ci sembrano frivole, a volte stupide, quasi plausibilmente surreali, «le manifestazioni innumerevoli dell’agitarsi dei mortali, visti dalla Luna, sembrano assumere le stesse proporzioni di una massa di mosche o zanzare che lottano, combattono, si tendono agguati, si fanno violenza tra loro, che giocano, sfogano la libidine, nascono, cadono, muoiono» (Menippo). Ciò che cambia sono le nostre reazioni, il riverbero, l’eco, il ritmo che diamo noi umani a tutto ciò.
Da questo assunto nasce l’accostamento del punto di vista della Luna a quello della vecchiaia che, se da una parte, come l’infanzia, guarda con leggerezza gli affari del mondo, dall’altra porta con sé una coscienza della morte che diviene il paradigma più prossimo all’immagine bianca della Luna. Non è un caso che la Luna, tra tutti gli astri, sia stata considerata da sempre il più “umano” tra i pianeti, perché come l’uomo, ha un ciclo di nascita, crescita e morte.
Se questo è l’assunto di partenza – nonché quello finale – la sua esplicitazione teatrale ha uno sviluppo differente, prendendo come punto di attenzione l’ironia, la leggerezza e l’assurdità delle cose umane che proprio nel suo straniarsi dalla quotidianità mostrano il volto più concreto.
Da qui nascono i due poli principali dello spettacolo: da una parte dei vecchi personaggi, seleniti immaginari che osservano, loro malgrado, il mondo; dall’altra, storie terrestri, desunte da eventi di cronaca contemporanea, che si susseguono senza soluzione di continuità e che mostrano diversi aspetti della vita umana, corrispondenti a cinque macro contenitori di senso (lavoro, seduzione, conflitto, migrazione, crisi).
A far da collante a queste storie che si intersecano continuamente, un’annunciata eclissi di Luna, filo rosso di tutti gli eventi, ma che, come nella più banale delle storie umane, non avverrà, si dimostrerà solo una tensione ad una speranza, la tensione ad una bellezza.

Le foto

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Le recensioni

IL FATTO QUOTIDIANO
Tommaso Chimenti
La luna è specchio della terra, sorella; da questa biunivocità il Teatro dell’Argine ha messo in piedi (le sfide collettive, multiculturali, piene, sfaccettate, molteplici, numericamente articolate, piacciono alle anime portanti del centro bolognese, Andrea paolucci, Nicola Bonazzi, Micaela Casalboni) una grande macchina, La Terra vista dalla Luna (riecheggiamenti pasoliniani), con sei autori emiliani (Nicola Bonazzi, Azzurra D'Agostino, Patrick Fogli, Milena Magnani, Vincenzo Picone, anche regista, Valerio Varesi) e altrettanti laboratori per cento ragazzi di dieci scuole superiori, che prevede un ritorno nel 2016 con l’apertura di cento laboratori e una restituzione in un unico grande spettacolo nel ’17 con 1000 giovani. […] La Terra vista dalla Luna è un susseguirsi di situazioni grottesche, commoventi o esilaranti che mettono in luce quanto l’uomo si stia impegnando per autodistruggersi, per non godere del suo tempo e delle bellezze del mondo. Una gustosa miscela attoriale, con l’esperienza di Micaela Calsaboni, materica e materna, messa al servizio di Paride Cicirello, nel venditore di vernici è alienato e esuberantemente represso, di Silvia Lamboglia, frizzante nella vedova allegra, di Giulia Franzaresi di spessore tragicomico nell’episodio del call center, di Gian Marco Pellecchia clown di corsia in un ospedale in zona di guerra.
 
RUMORSCENA
Roberto Rinaldi
La Terra vista dalla Luna nasce da una ricerca che ha chiesto di analizzare, riflettere e “ri-raccontare” o “reinventare” la cronaca di eventi assurdi. […] La Terra vista dalla Luna si presta ad un’indagine molto raffinata, con la consapevolezza che la finzione teatrale possa dare un senso e un significato profondo a ciò che spesso ci può turbare nella vita quotidiana. […] Storie che vengono rappresentate da una compagnia molto affiatata sulla scena per la recitazione brillante e giocosa di Micaela Casalboni, Paride Cicirello, Giulia Franzaresi, Silvia Lamboglia, Gian Marco Pellecchia, sapientemente dosata al fine di darci la possibilità di riascoltare anche le nostre storie, quelle dei nostri simili, di altri a cui non volevamo forse prestare attenzione. Il teatro fa riflettere e ci fa sentire uniti se viene ideato come sa dimostrare la Compagnia del Teatro dell’Argine.
 
IL CORRIERE DELLA SERA Ed. Bologna
Massimo Marino
L’ultimo spettacolo del Teatro dell’Argine si immerge nella cronaca da una prospettiva obliqua, lontana, lunare. […] Interessanti sono l’idea e il progetto, che permette di continuare a guardare la cronaca dei nostri tempi l’anno prossimo, magari con gli occhi di gruppi di adolescenti.
 
HYSTRIO
Giuseppe Liotta
Cinque figure di vecchi che indossano maschere grottesche, un incrocio di situazioni che rimandano a fatti di cronaca del nostro tempo, monologhi e dialoghi che per la loro semplicità e immediatezza ricordano i racconti/favola di Zavattini, di cui mantengono una letterarietà naïve, poetica. […] La nostalgia di un teatro “povero”, d’altri tempi, sembra fare da velo a un progetto che vuole affondare le sue radici in tematiche contemporanee come quelle del lavoro, della crisi economica, delle guerre, delle migrazioni e perfino dell’amore. […] Gli attori sono tutti straordinariamente bravi, ciascuno con una sua bella storia da riferire con grazia, ardore, semplicità. L’allestimento è assolutamente originale e pieno di dignità, con belle canzoni d’epoca e l’orchestra di Glenn Miller in sottofondo.
 
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La scheda tecnica

Durata spettacolo
100 minuti circa senza intervallo
 
Illuminotecnica
  • 31 PC 1kW provvisti di ganci, bandiere e porta gelatine
  • 6 sagomatori 750W zoom 25°/50° provvisti di ganci
  • 24 canali dimmer 2,5kW/ch
  • 15 sdoppi
  • Ritorno DMX512 in regia
  • Luci di sala dimmerabili
  • Carico elettrico necessario: 20kW
  • Cablaggi necessari ai collegamenti
  • Scala per puntamenti
Audio
  • 1 mixer audio 4 in/4 out
  • P.A. adeguato allo spazio
  • Ritorni audio in regia
  • 1 connessione PC mini-jack
  • 2 monitor da posizionarsi a fondo palco
  • Cablaggi necessari ai collegamenti
Video
  • 1 videoproiettore FullHD, minimo 7000 ANSI lumen, provvisto di shutter da montarsi centrale a fondo sala
  • Focale che permetta di coprire l’intera larghezza del palco al proscenio
  • Ritorno VGA o HDMI in regia
Allestimento palcoscenico
  • Dimensioni minime del palco (LxP): 12m x 9m
  • Altezza ottimale al graticcio: 5m
  • Quadratura nera alla tedesca con 3 uscite su fondale, (destra, centro, sinistra) 1 uscita su lato destro e 1 uscita su lato sinistro. Larghezza minima di tutte le uscite 80cm
  • Corridoio di passaggio dietro le quinte sui 3 lati, illuminato
  • Non è necessario sipario
  • Oscurabilità totale dello spazio
  • Regia unica a fondo sala
Materiale in carico alla Compagnia
  • 1 notebook MACBook
  • 1 consolle luci ADB Tango 48
  • Scenografie: 5 lavatrici di legno ingombro 120x220x120cm l’una
  • 3 carica batterie 12V
  • 5 batterie 12V
  • 1 ribaltina LED
  • Filtri necessari
Personale tecnico richiesto su piazza
  • 1 responsabile tecnico dello spazio
  • 1 macchinista
  • 1 facchino allo scarico e carico
Note
  • Tempo di montaggio: 14 ore (si richiede 1 giorno di premontaggio)
  • Tempo di smontaggio: 4 ore
  • Lo spazio dovrà essere preventivamente riscaldato per le prove della Compagnia
  • Si richiedono 5 camerini, riscaldati e dotati di toilette

Variazioni alla presente scheda tecnica dovranno essere preventivamente concordate con la Compagnia.

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Referente Tecnico
Francesco Massari
348 9315611
francesco.massari@teatrodellargine.org

Le date

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